Aldo Aymonino

Marghera Megastructures
Robin Hood Gardens (1968-72) by Peter and Alison Smithson

Robin Hood Gardens (1968-72) by Peter and Alison Smithson

Professor: Aldo Aymonino
Assistant: Roberta Bartolone, Giuseppe Caldarola, Elisabetta Lupo

http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/architettu/docenti-st/Aldo-Aymon/index.htm

IT Con quasi duemila ettari di superficie (un quarto della superficie di Manhattan o, se preferite, una volta e mezzo la dimensione dell’area di Roma compresa all’interno delle Mura Aureliane, sette volte l’area all’interno della milanese Cerchia dei Navigli o 25 volte la dimensione della Città Proibita di Pechino…) l’area di Marghera rappresenta al contempo un problema e un enigma.Il problema del suo futuro, della bonifica dei suoi terreni e dei costi elevatissimi che questo comporta, del suo sviluppo che deve contrastare il violento contrarsi dell’insediamento industriale e produttivo presente nell’area, ha fornito, negli ultimi vent’anni, infinito materiale per ricerche e dibattiti sia in sede universitaria che in quella politica. Il rebus delle destinazioni d’uso, plurime e spesso contraddittorie l’una con l’altra (basti pensare che, con i suoi moli e le sue darsene, Marghera potrebbe diventare uno dei più grossi Marina del pianeta), unite all’enorme estensione dell’area e al conseguente frazionamento pulviscolare delle proprietà e dei possibili investimenti, impediscono una configurazione unitaria, quella necessaria pre-visione che un’area così strategica per l’area metropolitana di Venezia (e che ospita e ospiterà alcuni dei nodi infrastrutturali più importanti del Paese), e del Veneto tutto, richiederebbe.
All’oggi, nel Vecchio Continente (e ancor di più nel nostro Paese), non vi sono attori pubblici e privati, politici, imprenditori o tecnici, in grado di governare e di indirizzare nel tempo medio-lungo ad esso necessario, il progetto di un’area di queste dimensioni.

Pertanto la strategia del Workshop consisterà in una semplificazione cognitiva delle possibilità ricettive e insediative dell’area, attraverso strumenti modellistici che al contempo sdrammatizzino le situazioni al contorno e incrementino una modalità ludica e diagrammatica di approccio primario al tema. La grande dimensione territoriale può essere governata (o, più che altro, misurata…) con la grande dimensione edilizia? Le grandi megastrutture, modelli apparentemente obsoleti degli anni ’60 e ’70 a prevalente destinazione residenziale, possono aiutarci ad approcciare, al di là del loro risultato architettonico, una dimensione apparentemente immisurabile e ingovernabile? E come mai gli esiti formali delle megastrutture, condannate dall’uso e dalla storia come modelli disumani, sorpassati socialmente e economicamente, stanno tornando prepotentemente proprio nel tessuto di quelle città che li avevano bollati come “macchine per la distruzione sociale di massa”? E non stanno tornando alla ribalta soltanto grazie alle necessità di compattare, attraverso la categoria spesso ambigua e sfuggente dell’ibrido multifunzionale, le richieste di destinazioni d’uso sempre più interrelate e sofisticate che hanno (queste sì) mandato in pensione quella pianificazione a “zoning” che ha governato la forma urbana per buona parte del XX secolo, ma addirittura (udite, udite!) vengono proposti, grazie al “modesto” (se paragonato alla diffusione pulviscolare dello sprawl) consumo di suolo, come modello, se non proprio “eco-friendly”, particolarmente attento al risparmio e al contenimento dell’orma antropica sul territorio.

Tant’è che sempre più spesso assistiamo al progetto e alla costruzione di vere e proprie megastrutture contemporanee firmate, in ogni angolo del mondo, dai maestri del contemporaneo. L’esercizio richiesto agli studenti è quello di scegliere uno tra i modelli, spesso tatticamente molto diversi tra loro, di megastruttura costruita del XX e dell’inizio del XXI secolo (Karl Marx Hof, Corviale, Climat de France Pedreghulo, De Rotterdam, etc…..), capirne le logiche insediative ed estrapolarne i dati (densità, numero di abitanti insediati, dimensioni, rapporti percentuali tra le diverse funzioni), applicandolo quindi all’ area di studio e verificandone i risultati in termini insediativi. Nel corso delle tre settimane di workshop, il corpo docente e alcuni invitati provenienti da altre istituzioni terranno alcune conferenze sul tema. Ad ogni gruppo di studenti verranno richiesti cinque elaborati di dimensione 100×100 cm. contenenti una planimetria generale di tutta l’area 1:10.000, un plastico parziale dell’intervento in scala 1:1000, un disegno di dettaglio di un particolare architettonico del prospetto e della sezione in scala 1:50, una tavola di dati quantitativi e una tavola libera di un progetto di reinterpretazione/ristrutturazione della megastruttura scelta.

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