José Maria Saez Vaquero

Everything is a resource

Gordon Matta-Clark, Conical Intersect, 1975

Gordon Matta-Clark, Conical Intersect, 1975

Professor: Jose María Sáez
Assistant: María Pardo

http://www.arqsaez.com

EN What does Porto Marghera, this large industrial 20th century zone near Venice mean to us? Is it a necessary economic enclave? Is it a significant architectural or historical landmark? Something useful, something beautiful? A nuisance, an inconvenience that should disappear? The way we look at it, our frame of reference, is the conceptual tool that will allow us to recognize and interpret its reality. At the same time, as a limit, it shows what we cannot see, what remains outside the frame.

Can we tear down the mechanisms of the architectural practice, forget what we’ve learned, abandon our reductive vision? To look directly without limiting our view. With no cultural preconceptions, without previous ideas about beauty or worth. To ask ourselves what can be done with all this organized matter if we look at it as a thing, as a resource.

We attempt the widest possible framework: everything is nature, everything is organized matter, everything is a resource, everything is a quarry. We propose as a first approach to look at it as “a thing”, to help us put a distance from the values in use, from the function for which it was designed and from its cultural value, those that history and beauty present. Reduce it to a thing, decontextualize, objectify, that will be the task for the first part of this workshop.

And return to the primitive value, the biological value: In what way this thing, this organized matter which Porto Marghera is, can help to our survival, our well-being in our environment? To look for the latent opportunities that might turn that organized matter into an inhabitable place. To find actions which would increase the use value, or meaning, or biological sense of that initial resource. Like when the stone could be an axe, the river a means for transportation, or the tree a canoe, just imagining the transformations the resources allow. Students will decide the magnitude of the task: the result could be a city, a refuge, a machine, a seat.

All cultural aspiration was in its origin a way of establishing a successful relationship between our environment and us. When necessary (and this is happening nowadays) the cultural vision has been transformed to a more operational and sustainable one. Maybe the most important cultural endeavor today is to become aware of the need to change our approach, to bring back culture to its original mission of guaranteeing life.

IT Cosa è oggi Porto Marghera, questa grande area industriale del XX secolo a fianco a Venezia?
Un luogo necessario della produzione? Un patrimonio architettonico o storico? Qualcosa di utile, o bello? Una disturbo che è meglio sparisca? Pensare a come la vediamo, al modo in cui guardarla, è lo strumento concettuale che ci permette di riconoscere e interpreatare la sua realtà. E allo stesso tempo, ci limita, ci dice quello che non possiamo vedere, quello che è escluso al nostro sguardo.

Possiamo rompere i meccanismi della pratica architettonica, dimenticarci di ciò che abbiamo imparato, allontanrcene? Dobbaimo guardare in modo diretto, senza limitare il nostro sguardo. Senza imposizioni culturali, senza un’idea preconcetta di bellezza o valore. Chiedersi cosa si può fare con tutta questa materia, con tutta questa infrastruttura guardandola come un cosa, come una risorsa.

Tenteremo l’approccio più ampio che possiamo: tutto è natura, tutto è materia organizzata, tutto è risorsa, tutto è una miniera. Si propone un primo avvicinamento classificatorio, che ci aiuti a distaccarci dal valore d’uso, dalla funzione per cui fu pensata e dai suoi volori culturali, dal valore della storia o della bellezza che lei ci propone. Classificare, decontestualizzare, oggettivizzare, sarà il lavoro della prima parte del workshop.

Per dopo ritornare al valore primitivo, al valore biologico: la forma che ha questa cosa, questa organizzazione della materia che è Porto Marhgera, può aiutare alla sua sopravvivenza, al bene-stare tra gli esseri umani e il loro intorno? Cercare le opportunità latenti che convertano questa materia organizzata in qualcosa di abitabile. Incontrare le azioni che aumentino il valore d’uso, di senso, o biologico di questa risorsa iniziale. Così come quando un pietra diventava un ascia, o un fiume un mezzo di trasporto e un albero una canoa, immaginando solo le trasforamzioni che la risorsa iniziale consente. Gli studenti sceglieranno la scala a cui lavorare: il risultato può essere una città, un rifugio, una macchina, una seduta.

Tutte le aspirazioni culturali furono nella loro origine una modo di fissare un riuscita relazione tra l’uomo e il suo intorno. Quando è stato necessario (come oggi) la cultura si è trasformata in un qualcosa di più operativo e sostenibile. Chissà il nostro principale lavoro culturale in questo momento sia diventare coscienti della necessità di cambiare il nostro modo di guardare, per ritornare alla cultura e alla sua missione originaria: garantire la vita.

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