Patrizia Montini

Expo Venezia
History is also made with ifs and buts

montini_immagine

Professor: Patrizia Montini Zimolo
Assistant: Flavia Vaccher, Pietro Tomasi

http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/architettu/docenti-st/Patrizia-M1/index.htm

EN Real and virtual, past and present, impossible and possible: each of these oppositions is a tremendous opportunity to expand reality. The design experience that we propose aims to show a reality that doesn’t exist due to space and time barriers that we are accustomed to consider insurmountable: objects and monuments that belong to the past, or have been destroyed, or that were left in at the design stage and exist only on paper. History is also made with ifs and buts. “Missed” and “lost” buildings living a second life, therefore, intended to accommodate the widest range of cultural activities (cinema, music, dance, art) and build a new space that exposes the multiplicity and complexity of the many possible Venices: a cultural expo intended to mark the entrance to the city and giving a new image made of the balance between past, present and future.

The “bottom” is still made by the industrial landscape of Porto Marghera and by the surviving green areas surrounding it, against which these architectures, daring and familiar at the same time, establish and weave new relationships, building a space new and known at the same time. Compared to other forms of “collage” that marked the architectural debate of the twentieth century, the most original aspect is the role of the fund, not simply a connective element but the protagonist of the transaction and guarantor of the unity of heterogeneous “glued” designs.

The petrochemical industry, with its history, its size, its being a border area between land and water, and its strong potential for transformation thus becomes the place which reflects Venice: the unchanging city, the city where it is most difficult to build; but also the richest city that may become subject of a new reality, bringing to light what could have been and was not. The area of the former petrochemical industry in Porto Marghera, with its huge surface area and with its location between the lagoon, the San Giuliano park and the island city is one of the paradigmatic sites in order to consolidate the cosmopolitan city of Venice cultural capital and not just business city.

We will not address the many issues related to its development, ranging from the land reclamation and the high costs that this entails, to the many possible uses often in contradiction one with the other – just think of the past events related to the expansion of the seaport for the large ships with the disastrous consequences that this would have on an environmental system unique in the world and its impact on the city – but we want to take this opportunity to say enough is enough: enough to the commercial exploitation of the city and to his sell-off piece by piece to the highest bidder; enough to an architecture that is no longer able to find compelling answers, whose added value is assigned to some more or less successful landmarks, and not to the way the building relates to the stones and the light of this unique city, marking forever the history of architecture and of the city.

IT Reale e virtuale, passato e presente, possibile e impossibile: ognuna di queste opposizioni rappresenta una formidabile opportunità per dilatare la realtà. L’esperienze progettuale che proponiamo ambisce a mostrare una realtà che sfugge a causa di barriere spazio-temporali che siamo abituati a considerare invalicabili: oggetti e monumenti che appartengono al passato, o sono andati distrutti, o che sono rimasti allo stato progettuale, o che esistono solo sulla carta.
La storia si fa anche con i se e con i ma. Edifici “mancati” e “perduti” vivono dunque una seconda vita, destinati ad ospitare le più diversificate attività culturali (cinema, musica, danza, arte) e costruire un nuovo spazio che esponga la molteplicità e complessità delle Venezie che convivono in Venezia: una sorta di expo culturale destinata segnare l’ingresso alla città insulare e restituirne una nuova immagine in bilico tra passato, presente e futuro.

Il “fondo” resta quello dell’insediamento industriale dell’ex-petrolchimico di Porto Marghera e dei brani di verde superstite che lo circondano, rispetto ai quali queste architetture ritrovate, ardite e familiari al tempo stesso, stabiliscono e intessono nuove relazioni, costruendo uno spazio nuovo ma conosciuto al tempo stesso. Rispetto alle altre forme di “collage” che hanno segnato il dibattito architettonico del XX secolo l’aspetto più originale è il ruolo del fondo, non semplice elemento connettivo ma protagonista dell’operazione e garante dell’unità degli eterogenei progetti “incollati”.

L’ area industriale del petrolchimico, con la sua storia, la sua dimensione, il suo essere area di confine tra terra e acqua, e le forti potenzialità di trasformazione diventa così il luogo in cui si rispecchia Venezia: la città immutabile per eccellenza, la città dove più è difficile costruire; anche la città più ricca di tutti quei progetti che le si affollano intorno e che possono diventare materia per comporre una nuova realtà, riportano alla luce quello che poteva essere e non è stato.
L’area dell’ex-petrolchimico di Porto Marghera, con la sua enorme superficie e con la sua posizione tra la laguna, il parco di San Giuliano e la città insulare è uno dei luoghi paradigmatici per consolidare la vocazione cosmopolita di Venezia, città capitale della cultura e non solo dei commerci.

Non vogliamo qui affrontare i numerosi problemi legati al suo sviluppo, che vanno dalla bonifica dei suoi terreni e dei costi elevatissimi che questo comporta, al poker delle molteplici destinazioni d’uso spesso in contraddizione l’una con l’altra – basti pensare alle ultime vicende legate all’ampliamento della stazione Marittima per il passaggio grandi navi con le conseguenze disastrose che questo avrebbe su un sistema ambientale unico al mondo e per le sue ricadute sulla città – ma vogliamo cogliere questa occasione per dire basta: basta allo sfruttamento commerciale della città e alla sua svendita pezzo per pezzo al migliore offerente; basta a un’architettura che non riesce più a trovare risposte condivise e convincenti, il cui valore aggiunto è affidato a qualche segno più o meno riuscito, e non nel modo in cui l’edificio si rapporta alle pietre, alla luce di questa città unica, segnando per sempre la storia dell’architettura e della città

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s